giovedì, agosto 4

a Podesteria per il Vajo delle Ortiche

Trekking
Da Bocca di Selva per fontana Valdelera, Vajo delle Ortiche e ritorno per sent. 255.



Lunghezza: 9,9 Km
Dislivello: m. 354
Quota massima: m. 1679
Tempo medio di percorrenza: 2h30m/ 3h


E' sabato sera, c'è un bel temporale e penso che sarà un altro weekend che non si riesce ad uscire a fare quattro passi, e non certo per il tempo atmosferico poco favorevole, ma per l'ennesimo impegno domenicale a cui certo non si può dare buca.

Lo zaino è comunque pronto, non si sa mai, controllo per scrupolo le ultime cosette e organizzo un probabile giretto veloce da  fare. E così quando il sabato volge al termine e lascia posto alla domenica mentalmente ho già acquisito l'idea che comunque vada un giro mattutino riuscirò a farlo.

D'altronde l'importante è essere di ritorno per tempo.  E così tra pensarlo e farlo il passo è breve e passa per un semplice squillo di sveglia puntata come ultimamente accade all'alba.

DRIIIN DRIIINNN ! cavolo già le 5:30 , non ho dormito nulla. Si parte e in men che non si dica alle 6:15 sono già a Bocca di Selva con lo zaino in spalle e scarponi ai piedi.

L'escursione ha inizio in prossimità del rifugio Bocca di Selva dove vi è l'ampio parcheggio ed è possibile lasciare l'auto tranquillamente.

Occorre scendere nella immediata valletta sottostante  in direzione ovest verso alcune pozze d'abbeveraggio. Potete arrivarci sia scendendo da appena dietro il rifugio e costeggiando il muretto a secco, oppure come ho fatto io per semplice comodità, imboccando la strada sterrata che c’è poco prima del ponticello dove in inverno passa la pista da fondo e li appena superato il cancello in ferro con il cartello “Attenti al cane” puntare sulle sottostanti pozze ben visibili a destra.

Il sentiero è inizialmente abbastanza battuto ma man mano che si avanza ci si rende conto che in realtà non è poi gran frequentato. Così quando infine si abbandona il pascolo e ci si addentra nell'impluvio cercando di distracarsi tra alcuni alberi caduti , l'erba via via si fa sempre più alta ed è talmente inzuppata d'acqua dal temporale della sera che in un attimo mi ritrovo completamente bagnato fradicio dalla vita in giù.

Meglio quindi abbandonare quel che presubilmente era il sentiero originale e decido di tenermi più a monte attraverso il sottobosco ma cercando comunque sempre di mantenere  un percorso parallelo.

Arrivato nei pressi di Fontana Valdelera decido di risalire subito per il sentiero che conduce a  Vajo del Buso, con la speranza di non ritrovarmi nelle stesse condizioni di erba alta e fradicia.

Purtroppo anche qui le condizioni del Vajo del Buso non erano delle più amichevoli, stessa situazione iniziale, anzi la vegetazione era ancora più alta e di conseguenza proporzionalmente ancor più carica di acqua.

Era meglio se ripiegavo direttamente quando ero a Valdelera verso il Vajo dell’Anguilla e il comodo sentiero 256 decisamente ben più praticabile.

Ma ormai se tornassi indietro ora perderei troppo tempo e in fin dei conti manca poco a raggiungere  Arbi di Cornicello. Poi la zona è comunque motlo bella, e la vista si perde verso l'imponente  Dosso del Pezzo, che ci si presenta  di fronte. Ad un tratto lo sguardo viene catturato da due caprioli, che sicuramente disturbati dal cigolio dei miei fradici scarponi, fuggono veloci per addentrarsi nel bosco sottostante.

Questa è  la volta buona per riuscire ad immortalarli,  con la macchina fotografica alla mano cerco quindi di rincorrerli nel bosco per capire dove sono fuggiti. Mi dimentico così che poco distante avrei incrociato la strada sterrata che scende da Malga Folignano di Fondo e dove finalmente non avrei camminato in mezzo a tutta quest’acqua.

Pazienza, quando ormai me ne accorgo mi ritrovo in prossimità di Arbi di Cornicello che raggiungo in pochi minuti. Qui anche il Vajo dell’Anguilla cambia nome per trasformarsi nel Vajo delle Ortiche solcato sempre dal comodo e largo sentiero 256.

Il vajo lo percorro in tutta tranquillità soffermandomi sulle numerose e interessanti  tabelle presenti che illustrano la flora e fauna del Parco della Lessinia. Un itinerario piacevole e tranquillo che consiglio a tutti e sicuramente anche adatto ai più piccoli della famiglia.

Il tempo scorre,  anche lo scenario cambia e quando il bosco lascia di nuovo spazio al pascolo ci troviamo a pochi minuti dal vicino rifugio Podesteria.

Al rifugio finalmente mi svuoto gli scarponi zeppi d'acqua pensando che le ghette oggi mi sarebbero tornate comode visto l'acqua che è entrata.  Il tempo di bere qualcosa di caldo, due chiacchere col gestore e capire che qui vedere qualcuno a quest'ora, sono da poco le 8:00, è decisamente insolito. 

Ma a me la Lessinia piace decisamente così quando è più solitaria e meno fracassona.

Dopo mezz'ora decido di ripartire, imbocco il sentiero 255 e tra una foto e l'altra al panorama ed ad alcune schive marmotte mi ricollego alla strada sterrata nei pressi di Malga Folignano di Sotto e a ridosso del Monte Tomba.

Da li in poi il paesaggio è noto, in leggera discesa e con passo spedito eccomi di nuovo ritornato al rifugio Bocca di Selva e  all'auto.

Traccia in formato gpx kml
 
Il percorso




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